Quando abbiamo voglia di serie tv oggi è facile: basta aprire una piattaforma, scegliere una serie e iniziare la visione. Nel giro di un weekend, a volte anche in una sola notte, si arriva dritti al finale. È tutto lì, immediato, disponibile, senza attese, senza interruzioni e senza la paura di perdere una puntata. Un’abitudine che fa sorridere chi ricorda un’epoca televisiva diversa, fatta di ritmi più lenti e rituali che oggi sembrano incredibili. Che ne sanno i 2000 di quando una serie tv durava mesi e mesi… e non si poteva decidere quando guardare le puntate!
Chi è cresciuto prima degli anni Duemila, infatti, ha sperimentato un altro modo di vivere le serie tv (che si chiamavano telefilm, in realtà): niente streaming, niente maratone, nessuna possibilità di recuperare gli episodi on demand. Le storie si seguivano al passo imposto dalle emittenti: quando andava bene, gli episodi arrivavano a cadenza quotidiana, ma spesso bisognava attendere un’intera settimana per scoprire come andava avanti la storia.
Nel frattempo, non restava che parlarne a scuola, in ufficio, in casa o con chiunque avesse visto l’episodio la sera prima. Nessuna paura degli spoiler, non c'era internet e l’unico vero rischio era incontrare qualcuno che aveva perso l'attimo prezioso della messa in onda. C'era anche chi le registrava, se non poteva essere a casa all'orario stabilito dal palinsesto.
Si sopravviveva alle pubblicità, che spezzavano sul più bello le scene più attese (durante le quali si correva in bagno o a prendere gli snack, perché non si poteva mettere in pausa). Ma si sopravviveva anche agli orari di programmazione, che potevano slittare, cambiare o essere spostati all’ultimo momento. Per non parlare delle estati, quando molte reti sospendevano le serie per mesi lasciando tutti con il fiato sospeso.
Quel ritmo lento permetteva di costruire un legame particolare con le storie: l’attesa alimentava l’immaginazione, le puntate diventavano appuntamenti fissi e quel senso di ritualità trasformava ogni episodio in un piccolo evento.
Oggi tutto scorre più veloce, le stagioni si consumano in un soffio e il concetto di “appuntamento settimanale” è quasi scomparso. Chi ha vissuto quell’epoca sa che seguire una serie significava anche sviluppare una sorta di pazienza epica. Altro che binge watching: era un esercizio di resistenza, di devozione e di amore, in un mondo in cui per vedere il prossimo episodio non bastava cliccare “Avanti”.